Riceviamo e pubblichiamo integralmente:
C’è un momento in cui la politica smette di essere solo burocrazia e torna a essere una scelta di campo. Quel momento, a Spoleto, è arrivato giovedì scorso con l’approvazione della mozione “Stop rearm EU – Comuni per la Pace e contro il riarmo” e vogliamo ringraziare Maura Coltorti, Enrico Morganti e quei consiglieri di maggioranza, tre cui il Sindaco, che non hanno abbassato lo sguardo e hanno schierato la città per la pace e contro ogni politica di riarmo.
La mozione è nata a seguito della raccolta di firme promossa dalla Rete Palestina libera contro il riarmo e per la pace di Spoleto e sottoscritta da 300 cittadini di Spoleto, con la quale si sollecitava un impegno concreto dell’amministrazione comunale nel richiedere, nelle opportune sedi, la riduzione nazionale ed internazionale della spesa militare, con la creazione di nuovi percorsi di disarmo e utilizzo delle risorse liberate dalla spesa militare per spese sociali, ambientali e per il rafforzamento degli strumenti di pace.
Non si può parlare di pace in astratto mentre, nella pratica, si sottraggono risorse essenziali alla vita dei nostri Comuni. Il Piano di riarmo europeo e l’obiettivo NATO di destinare il 5% del PIL alle spese militari non sono solo numeri su un foglio: sono scelte politiche che incidono direttamente sulla nostra quotidianità. Ogni euro che finisce in armamenti è un euro che viene tolto proprio ai Comuni, alla sanità, alla scuola, all’assistenza sociale e alla qualità della nostra vita pubblica.
I numeri del disarmo
Spesso viene detto che il riarmo crea lavoro, ma i dati raccontano una storia diversa. Un miliardo investito in armamenti crea circa 3.000 posti di lavoro. Lo stesso miliardo utilizzato nel settore ambientale, ne crea 8.000; nel settore sanitario si arriva a 12.000 e nell’istruzione addirittura a 14.000. La scelta su dove mettere le risorse non è tecnica, è puramente politica ed ideologica.
Spesso viene detto che il riarmo crea lavoro, ma i dati raccontano una storia diversa. Un miliardo investito in armamenti crea circa 3.000 posti di lavoro. Lo stesso miliardo utilizzato nel settore ambientale, ne crea 8.000; nel settore sanitario si arriva a 12.000 e nell’istruzione addirittura a 14.000. La scelta su dove mettere le risorse non è tecnica, è puramente politica ed ideologica.
Il primato del welfare: perché gli Italiani rifiutano il riarmo
L’Italia del 2025 emerge come una nazione profondamente ancorata a una cultura della pace, evidenziando una frattura netta tra le strategie geopolitiche e il sentire comune. Mentre le istituzioni spingono per raggiungere gli obiettivi di spesa NATO, due terzi dei cittadini si oppongono al riarmo, rivendicando una diversa priorità: spostare i fondi dalle armi al welfare. Con il 72% delle preferenze accordate alla spesa sociale, l’Italia vanta il primato europeo per il desiderio di investire sulla vita quotidiana piuttosto che sulla difesa.
L’Italia del 2025 emerge come una nazione profondamente ancorata a una cultura della pace, evidenziando una frattura netta tra le strategie geopolitiche e il sentire comune. Mentre le istituzioni spingono per raggiungere gli obiettivi di spesa NATO, due terzi dei cittadini si oppongono al riarmo, rivendicando una diversa priorità: spostare i fondi dalle armi al welfare. Con il 72% delle preferenze accordate alla spesa sociale, l’Italia vanta il primato europeo per il desiderio di investire sulla vita quotidiana piuttosto che sulla difesa.
Ringraziamo dunque chi, in Consiglio, ha avuto la sensibilità di ascoltare questa istanza. Il nostro impegno continua, perché crediamo che una città che si schiera per la pace sia, prima di tutto, una città che si prende cura dei propri cittadini.
Rete Palestina libera contro il riarmo e per la pace di Spoleto






















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