Hanno ricordato l’uomo, hanno ricordato l’allenatore. Soprattutto, hanno ricordato chi era davvero Ilario Castagner: un personaggio come ormai non ne esistono più, emblema di un calcio d’altri tempi che ha saputo emozionare e raccontare uno spaccato di un’intera regione (e non solo). L’edizione 2026 del premio che prende il nome dell’indimenticato tecnico (tra le altre) di Perugia, Milan e Inter ha colto nel segno, in una Sala Digipass gremita in quel di Norcia, con un centinaio di studenti dell’Istituto “De Gaspari-Battaglia” che hanno potuto conoscere e apprezzare le doti umane e non solo di allenatore di un uomo che ha saputo davvero incidere nel tessuto regionale umbro, e non solo. “Di uomini come Castagner questo calcio avrebbe tanto bisogno”, ha esordito il sindaco Giuliano Boccanera, dando il benvenuto agli ospiti e ai premiati dell’edizione 2026, a cominciare da Bruno Giordano, che ha ritirato il premio nazionale. “Purtroppo ho avuto la possibilità di lavorare poco con Ilario, perché ad Ascoli venne esonerato dopo poche gare, ma posso testimoniare di aver conosciuto una persona con valori straordinari”, ha confessato l’ex attaccante della Lazio, il club dove Ilario ebbe modo di conoscerlo nei primi anni ’80. “Per me è un onore ricevere un premio così prestigioso, perché il ricordo di Castagner è ancora vivo nella memoria di tutti noi che siamo stati allenati da lui. Ed è bello riceverlo qui a Norcia, città alla quale era tanto legato e che ancora una volta ci fa sentire veramente a casa”.
Assieme a Giordano, a Norcia è tornato anche Gianfranco Casarsa, attaccante del Perugia dei miracoli che sotto la guida di Castagner chiuse imbattuto il campionato 1978-79. “Ilario era un uomo di poche parole, apparentemente molto timido e riservato, ma che sapeva usare la parole giuste al momento giusto. È un allenatore al quale tutti noi di quel Perugia dobbiamo tanto, e al quale ci siamo sentiti legati per tutta la nostra vita anche fuori dal calcio. Cosa avevamo noi di speciale? Eravamo un gruppo unito e coeso anche fuori dal campo, e vivevamo in un’oasi felice, perché Perugia era davvero una città a misura d’uomo”. I premi dedicati al mondo del giornalismo sono stati assegnati a Riccardo Cucchi (premio nazionale) e Claudio Sampaolo (premio regionale). Cucchi ha ricordato la “necessità di far conoscere alle nuove generazioni chi era Castagner: era l’emblema di un calcio più puro e genuino, un allenatore però molto moderno nelle idee che sapeva come far rendere anche un manipolo di ragazzi che altrimenti non avrebbero avuto opportunità di fare ciò che hanno fatto”. Sampaolo ha ricordato di essere stato tra i primi ad aver avuto la fortuna di seguire da vicino le gesta di quel Perugia degli anni ’70: “Con Ilario si creò subito un rapporto di grande empatia, per giunta in un calcio dove non c’erano intermediari, ma dove bastava andare negli spogliatoi dopo la partita e parlare liberamente con i giocatori o con il tecnico. Siamo cresciuti professionalmente insieme, lui sul campo e quelli come me a raccontare i fatti fuori, ma è un legame che trascende il tempo e che oggi tutti ricordiamo con grande affetto”. Castagner era molto legato a Norcia, scelta come sede dei ritiri del Perugia: da qui l’idea di portare il premio nella città nursina, che lentamente sta cercando di tornare ai fasti di un tempo dopo che il terremoto del 2016 l’ha messa tanto a dura prova. Inserito all’interno della mostra mercato nazionale “Nero Norcia”, il Premio Castagner è organizzato in collaborazione con l’Agenzia Infopress, con i giornalisti Massimo Boccucci, Renzo Berti e Roberto Barbacci in prima linea per l’organizzazione di ogni aspetto logistico. Presenti al talk show anche i diregnti dell’attuale Perugia Riccardo Gaucci e Walter Alfredo Novellino, Mariolina Scoponi Pieroni, l’ex CT della nazionale Under Dilettanti e Under 19 Paolo Berrettini e Padre Mauro Angelini (cappellano dell’AC Perugia).
A margine del premio Castagner, il comune di Norcia ha voluto istituire un riconoscimento alla memoria di Flavio Falzetti, giocatore originario di Norcia, scomparso a causa di una leucemia. A ritirarlo, l’ex giocatore della nazionale, nonché attuale sindaco di Verona, Damiano Tommasi. “Per me è un grande onore poter ricevere questo premio, in ricordo di una persona che ha lottato con tutto se stesso per poter dare testimonianza e amore per la vita. Flavio ha combattuto assieme a tanti amici ed è bello vedere una comunità che vuole ricordarlo ancora adesso. Il suo lascito è prezioso: ci ricorda che fare squadra è fondamentale a tutti i livelli, che le battaglie anche più impervie si possono affrontare con il sostegno di tutti. Porto con me ogni giorno il suo coraggio e la sua voglia di vivere”.













































Leave a Reply