L’Obiettivo: via dell’Arringo

Questa settimana l’obiettivo della nostra rubrica si è fermato nel cuore dell’acropoli spoletina, in uno dei luoghi più suggestivi e fotografati della città: via dell’Arringo. Un breve passaggio urbano che, con la sua eleganza e la sua storia, racchiude secoli di vita cittadina e rappresenta una delle prospettive più iconiche del centro storico.

Via dell’Arringo è il collegamento che unisce via Aurelio Saffi, sotto il Palazzo comunale, con piazza del Duomo, il salotto monumentale di Spoleto. A segnare il percorso è una scenografica scalinata di 34 gradini, una piccola arteria in salita che accompagna lo sguardo e il passo verso uno dei panorami architettonici più armoniosi della città.

Arrivati in cima, lo spazio si apre sulla piazza dove si affacciano alcuni degli edifici più rappresentativi della storia spoletina: la zona absidale della Chiesa di Sant’Eufemia, parte del Palazzo Arcivescovile, lo storico Palazzo Racani Arroni e Casa Menotti, dimora del compositore Gian Carlo Menotti, oggi luogo di vita culturale cittadina e di memoria del fondatore del Festival.

Questa cornice architettonica è diventata nel tempo uno dei palcoscenici naturali del Festival dei Due Mondi, quando la piazza si trasforma in uno spazio vivo di spettacolo, incontri e arte. Ma via dell’Arringo è conosciuta anche dal grande pubblico televisivo: proprio qui è ambientata una delle scene più familiari della fiction Rai1 Don Matteo. È infatti lungo questa via che il parroco-investigatore e il maresciallo Cecchini si fermano spesso a giocare a scacchi.

Nella narrazione televisiva la canonica si trova accanto al Teatro Caio Melisso, mentre la caserma dei Carabinieri è collocata nel vicino Palazzo Bufalini, in piazza Duomo, proprio ai piedi della scalinata. Un set naturale che ha contribuito a rendere questo scorcio di Spoleto ancora più riconoscibile agli occhi del pubblico italiano.

Ma via dell’Arringo non è solo scenografia: è anche un piccolo enigma storico. Secondo alcune fonti la strada sarebbe stata aperta tra il XII e il XIII secolo, quando la piazza fu ridisegnata, l’antica insula episcopale ridimensionata e venne edificato il Palazzo Racani Arroni.

Altre interpretazioni, invece, collocano questi lavori in epoca più tarda. L’apposizione dello stemma di Berardo Eroli, visibile sulla sinistra all’inizio della via, suggerirebbe infatti che la sistemazione attuale possa risalire alla seconda metà del XV secolo, durante il periodo in cui Eroli ricoprì la carica vescovile.

Qualunque sia la sua origine esatta, via dell’Arringo resta uno dei passaggi più evocativi della città: pochi gradini che conducono non solo verso piazza del Duomo, ma attraverso la storia, l’arte e l’immaginario collettivo di Spoleto.

Uno spazio breve, ma capace di raccontare secoli.

Bibliografia: www.myspoleto.it