L’Obiettivo: la Chiesa di San Filippo Neri

Nuovo appuntamento settimanale con “L’Obiettivo”, la rubrica che racconta scorci, monumenti e luoghi di Spoleto attraverso la macchina fotografica del direttore. Questa settimana lo sguardo si posa sulla Chiesa di San Filippo Neri, imponente e armoniosa presenza nel pieno centro storico.

Edificata tra il 1640 e il 1671 su progetto dell’architetto spoletino Loreto Scelli, di cui rappresenta l’unica opera superstite, la chiesa nasce sull’onda della profonda devozione cittadina per San Filippo Neri, canonizzato nel 1622. La crescente venerazione portò prima alla costituzione di una confraternita e poi alla decisione di erigere un grande tempio a lui dedicato, nel cuore della città.

Determinante fu il contributo economico di Ugo Alberici e del celebre cantante spoletino Loreto Vittori, grazie ai quali nel 1640 venne posta la prima pietra. I lavori proseguirono tra ampliamenti e abbellimenti: nel 1653 fu completata la navata centrale, impreziosita nel 1666 da raffinati stucchi; successivamente sorsero la crociera e la grande cupola.

Chiusa per diciassette anni a causa del terremoto del 1997, San Filippo è stata restaurata e riaperta al culto nel maggio 2014, restituendo alla città uno dei suoi simboli più amati.

Nonostante la costruzione seicentesca, l’edificio conserva un equilibrio sobrio, più vicino ai modelli romani del primo Seicento che agli eccessi barocchi. La facciata in travertino, scandita da un doppio ordine di lesene e conclusa da un elegante timpano, introduce a un interno a tre navate con otto cappelle riccamente decorate.

L’ altare maggiore è ottocentesco. In fondo alla navata sinistra si trova l’ex oratorio dei Filippini .

L’obiettivo fotografico indugia sulla luce che filtra dalla cupola, sui contrasti tra travertino e ombra, sui dettagli degli stucchi che raccontano fede e storia. San Filippo Neri non è soltanto un luogo di culto: è memoria viva, stratificazione di arte e spiritualità, cuore silenzioso che continua a battere nel centro di Spoleto.

Bibliografia: www.myspoleto.it, www.wikipedia.org