Con la Domenica della Passione, detta anche delle Palme, celebrata il 29 marzo 2026, si entra nella Settimana Santa, tempo durante il quale si contemplano gli ultimi momenti della vita di Gesù. Si ricorda la sua entrata a Gerusalemme, accolto da una folla festante, e quindi la memoria della sua Passione. La Messa è interamente caratterizzata dal tema della passione di Gesù. Nella Basilica Cattedrale di Spoleto è stata presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo insieme ai presbiteri e ai fedeli della Pievania di S. Ponziano, tra cui i bambini e ragazzi della catechesi, che hanno raggiunto il Duomo a piedi dalla chiesa di S. Gregorio. La benedizione dei ramoscelli di ulivo è avvenuta in Piazza e poi c’è stata la processione fin dentro la Cattedrale: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
«In questa settimana – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – il ritmo dell’anno liturgico rallenta, possiamo seguire Gesù giorno per giorno, quasi ora per ora. La cosa più santa che possiamo fare è stare con lui: “Uomini e donne vanno a Dio nella loro sofferenza, piangono per aiuto, chiedono pane e conforto. Così fanno tutti, tutti. I cristiani invece stanno vicino a Dio nella sua sofferenza” (D. Bonhöffer)». «Sono giorni – ha proseguito il Presule – per stare vicino a Dio nella sua sofferenza, perché la passione di Cristo si consuma ancora, in diretta, nelle infinite croci del mondo: oggi, in particolare, abbiamo tragicamente sotto gli occhi la strage infinita che si rinnova ogni giorno in Ucraina, in Medio Oriente e in tante altre regioni del mondo, diffondendo non solo sofferenza e morte ma anche generando strascichi di odio e desiderio di vendetta che metteranno radici nelle nuove generazioni. La memoria viva della passione di Gesù ci chiama a stare accanto a questi odierni crocifissi non solo in maniera ideale o sentimentale, ma a lasciarci concretamente ferire dalle loro ferite, a provare dolore per il loro dolore, a con-patire e a portare conforto. La croce disorienta, ma se persistiamo a restarle accanto, come le donne sul Calvario, a guardarla come il centurione esperto di morte, di certo non capiremo tutto, ma una cosa sì: che lì, in quella morte, è il primo vagito di un mondo nuovo».
































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