Sergio Grifoni ricorda mons. Riccardo Fontana

Questa mattina ci ha lasciati Mons. Riccardo Fontana.                                                                                       Era la vigilia di San Ponziano del 1996 quando fece l’ingresso ufficiale in città.  

Nominato nostro Arcivescovo il sedici dicembre da Papa Giovanni Paolo II, veniva a prendere il posto di Mons. Antonio Ambrosanio, deceduto da un anno. 

Toscanaccio di portamento, di linguaggio e di carattere, mons. Fontana era nato a Forte dei Marmi il venti gennaio 1947. 

Era entrato nel Seminario Interdiocesano “Santa Caterina” di Pisa all’età di diciotto anni, laureandosi poi in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana, quale brillante allievo dell’Almo Collegio Capranica. 

Nel 1972 venne ordinato presbitero  e poi nominato Vicario Cooperatore nella romana parrocchia del Preziosissimo Sangue di Gesù. 

In tale veste iniziò ad occuparsi di pastorale giovanile e a frequentare sempre più assiduamente molte stanze del vicino Vaticano. 

Brillante, colto, estroverso, con spiccato senso imprenditoriale, qualità tutte che lo aiutarono non poco ad incominciare a tessere rapporti con quelli che, all’interno di San Pietro, indossavano la paonazza papalina vescovile e, soprattutto, quella rosso porpora. Sta di fatto che, in poco tempo, si ritrovò introdotto fra le maglie della diplomazia vaticana, tanto da diventare subito segretario della Nunziatura Apostolica in Indonesia. Tornò nel 1981 nella Capitale, presso gli uffici degli Affari pubblici della Chiesa, spalla a spalla con l’autorevole cardinale Achille Silvestrini, amico particolare di Mons. Casaroli.  

In questi anni diventò, prima Rettore della Chiesa di Santa Barbara dei librai in Roma, poi Segretario di Stato per il Sud Est Asiatico. Il salto di carriera ecclesiastica si ebbe però quando il potente cardinale Mons. Angelo Sodano, Segretario di Stato Vaticano, lo volle accanto a sé quale capo della segreteria. 

Quattro anni di duro lavoro, ma anche di grandi gratificazioni per il prodigioso toscano nato all’ombra delle cento torri lucchesi.  Non si era però dimenticato dei giovani, tanto da accettare l’incarico di assistente ecclesiastico regionale degli Scout dell’Agesci. E proprio fra i giovani volle fare la sua prima uscita da nuovo Presule spoletino, convocandoli al Teatro Nuovo e, tra l’altro, rivolgendo loro queste parole: “Mi manca molto tempo per andare in pensione, e vorrei trascorrerlo qui a Spoleto”.  

Non tutto il tempo della sua restante vita ha potuto però vivere nella nostra città, dovendo accettare ob torto collo il trasferimento in Arezzo nel settembre del 2009. 

Due terzi della sua esperienza vescovile a Spoleto, l’ha vissuta dirimpettaio al potere istituzionale che, in quegli anni, faceva capo al vulcanico sindaco Massimo Brunini. Fra i due nacque subito una grande empatia ed una complicità d’azione basata sulla dinamicità e sulla volontà del fare per la città a prescindere. 

Due ruspe che lavoravano d’intesa un terreno seminato di sacro e di profano. Non a caso qualcuno li chiamava: il gatto e la volpe! 

Pur vivendo in Arezzo, ogni volta che si affacciava dalla loggia del Saracino, il suo sguardo, pieno di spirituale nostalgia ed affetto, si proiettava sempre oltre la lacustre palude del Trasimeno, per arrivare alle falde del Monteluco. 

Oggi, con pietosa mestizia, affidiamo ai nostri migliori ricordi, il suo essere stato fra noi. Il carburante purtroppo si è esaurito, e la ruspa si è fermata! Riposa in pace e prega per noi Mons. Riccardo.

 

Sergio Grifoni